Marco Pantani

Miglior spettacolo della stagione 2016/2017 secondo Milano Teatri

“Ricostruzioni accurate e video d’epoca, una controinchiesta che apre a un’altra verità e culmina in un j’accuse rabbioso”La Stampa, recensione di Michele Weiss

“Un raro e prezioso spettacolo in cui l’emozione e la suggestione si sposano ai modi del teatro d’inchiesta”Tellus Folio, recensione di Alberto Figliolia

“Un’emozionante storia che colpisce inevitabilmente chiunque”Milano Teatri, recensione di Ivan Filannino

“La figura di Marco Pantani viene restituita da Veronese e dai suoi attori in tutto il suo fascino”Milano Free, recensione di Alessio Corini

“Una lunga parte finale pazzesca. Commovente e straziante. Applausi interminabili. Uno spettacolo che non potete perdervi.”Mister Nessuno, recensione di Roberto Florindi

GUARDA FOTO GALLERY !

GUARDA L’INTERVISTA DI ANDREA GUSSONI (SPORTAL.IT) AD ALESSANDRO VERONESE

GUARDA L’INTERVISTA DI VIOLETTA SERRELI (TGYM Italia) AD ALESSANDRO VERONESE

GUARDA LA PUNTATA DI TERMINAL 1 INTERAMENTE DEDICATA A MARCO PANTANI. IN STUDIO ALESSANDRO VERONESE

 

PROGETTO TEATRI D’INDAGINE – ATTO TERZO

Marco Pantani

In polvere: ascesa e distruzione di un dio

 

14 febbraio 2004, Rimini. Stanza 5D del Residence “Le Rose”. Armadi rovesciati, lavandini divelti, specchi rotti. Un uomo a torso nudo, con addosso solo un paio di pantaloncini. Riverso a terra. Un ecchimosi dietro l’orecchio. Un taglio sull’arcata sopraccigliare. Una sostanza bianca che cola dalla sua bocca. Si faceva chiamare “Pirata”. Il corpo a terra è quello di Marco Pantani.

Siamo partiti da quel maledetto giorno e abbiamo fatto un viaggio a ritroso, in un girone infernale. Abbiamo guardato gli occhi di suo padre, nel museo dedicato a Marco a Cesenatico. Lo abbiamo ascoltato a lungo. In quegli occhi, abbiamo visto tutto il dolore di cui si può essere capaci. Intorno a lui, dentro di lui, tutto il vuoto di un baratro.

La storia parte da lontano e racconta di montagne scalate a tempi record. Racconta di incidenti agghiaccianti, di ossa spezzate in due. Racconta di attimi di gloria eterna e di bandane che sfidano il vento. Racconta di sport, di amore per lo sport. Di amore instancabile e disperato per una donna.

La storia arriva a Campiglio, dove non c’era nessuna Madonna, e da quella montagna precipita, inesorabile, dentro un abisso. Un abisso che si chiama cocaina.

La storia qui potrebbe svoltare e parlare di resurrezione. Ma non glielo lasciano fare. Prendono la sua storia, la sua vita e gli cacciano la testa sempre più giù. In un gioco crudele e sistematico di distruzione. Lo accompagnano al livello del mare, a centinaia di chilometri dalle adorate montagne. Gli aprono la porta di una stanza d’albergo.

E lo uccidono.

 

Drammaturgia e regia: Alessandro Veronese

con Luisa Bigiarini, Cristiano Di Vita, Giulia Martina Faggioni, Francesca Gaiazzi, Alessandro Prioletti, Federico Sala, Alessandro Veronese

Fotografa di scena: Greta Pelizzari

Grafica & Artwork: Bianca Beltramello e Stefania Rotondo