Se un pomeriggio d’autunno una caldaia…

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Progetto Teatri di Indagine – ATTO QUARTO

Se un pomeriggio d’autunno una caldaia…

Lirica rock per PIAZZA FONTANA dove, come ormai tutti sanno, NON E’ SUCCESSO NIENTE

Se una notte d’inverno un viaggiatore… è uno dei più bei libri scritti da Italo Calvino, la cui caratteristica principale è quella di proporre “inizi” di racconti senza arrivare ad una conclusione, abbandonandoli all’apice della vicenda narrativa e della curiosità del lettore.

Quando ho deciso di confrontarmi con Piazza Fontana, mi è subito venuto in mente. Ho pensato alle tre lapidi ancora presenti in Piazza Fontana, che già da sole raccontano storie differenti, mai veramente concluse, accomunate da una data e un luogo eppure così profondamente distanti tra di loro. Ho pensato a diciassette famiglie lacerate, a una caldaia che si trasforma in bomba, ho pensato a Pinelli, a Valpreda, a Calabresi, allo Stato, all’eversione nera e rossa, a trentacinque anni di processi – farsa che hanno infine tracciato identikit, nomi e cognomi dei macellai senza però riuscire a garantire (senza VOLERE garantire) una delle chiavi di lettura della civiltà e della maturità di un paese: la certezza della pena. E dopo trentacinque anni, quel pensiero terribile, perfettamente espresso da una prima pagina de Il Manifesto: NON E’ SUCCESSO NIENTE, e sullo sfondo un buco grande così, polvere e macerie.

E da quelle macerie, da quel buco e da quella polvere è nata l’Italia in cui vivo, ed è per questo che ho deciso di voltarmi indietro e andare a cercare le sue origini (le MIE origini) in questa vicenda apparentemente così lontana da me e dalla mia generazione. Voltarmi indietro per guardarmi intorno, cercando la scintilla che ha generato l’incendio. Il punto di svolta della Storia, quella con la S maiuscola. Perché c’è la Storia prima di Piazza Fontana e c’è la Storia dopo Piazza Fontana. Perché ho capito un giorno d’essermi svegliato in un paese figlio di quel pomeriggio di quarant’anni fa. In uno Stato complice (MANDANTE) degli stragisti e impotente (DAVVERO?) di fronte al terrore. Un paese che, comunque, non riesco a smettere di amare e che proprio per questo devo, posso, voglio capire.

C’è un sapore profondamente epico che si propaga dal buco alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Un’epica di dolore, di strazio, un canto che entra sotto la pelle e ti fa vibrare. Dunque musica sul palco, attori impegnati a giocare con gli stili e i generi (come Calvino nel suo libro), navigando tra narrazione, azione teatrale e interventi video. Per far sì che, almeno per una sera, anche se a distanza di quarantacinque anni, a Piazza Fontana SIA SUCCESSO QUALCOSA.

 

Con Laura Angelone, Liliana Benini, Luisa Bigiarini, Sonia Colombo, Francesca Gaiazzi, Flavia Gilberti, Michela Giudici, Susanna Miotto, Alice Pavan, Alessandro Veronese

Aiuto regia Francesca Gaiazzi

Fotografa di scena Greta Pelizzari

Musiche originali composte da Giulia Sarah Gibbon e Clelia Notarbartolo

Drammaturgia e regia Alessandro Veronese